HIKE4ALL – 6 cammini in tutta Europa lavorano insieme per diventare più inclusivi
Via Francigena (Italia), Camino Lebaniego (Spagna), il Cammino di Sant’Olav (Norvegia), il Cammino di San Cirillo e Metodio (Repubblica Ceca), il Cammino di San Paolo (Turchia), la Via dei Templari (Francia) protagonisti di un impegno comune e condiviso
I Cammini sono sempre più frequentati e cresce senza freni, in Italia e nel mondo, il desiderio di cimentarsi con l’avventura del viaggio lento, anche per pochi giorni, uscendo dalla spirale della vacanza organizzata o stanziale. Questo felice cambio di approccio riguarda anche un buon numero di persone che, per motivi di varia natura, nell’immaginario comune sono escluse da tutto ciò che comprende outdoor e itineranza.

Nonostante tantissimi progressi molti di noi, infatti, ancora faticano a immaginare viaggiatori in sedia a rotelle o pellegrini che vedono poco o nulla. Eppure esistono, sono tanti e, spesso, hanno uno spirito di adattamento e di avventura, una capacità di godersi quello che fanno, che non teme confronti.
E’ importante allora cogliere questi impulsi per creare itinerari il più possibile inclusivi. Con questo spirito, 6 Cammini di 6 Paesi europei hanno unito le loro forze nel progetto Hike4All. Coordinato dall’Associazione europea delle Vie Francigene nell’ambito del progetto europeo Erasmus Sport, Hike4All è focalizzato sulle attività all’aria aperta come motore di inclusione sociale e per questo promuove la camminata come strumento per rafforzare contemporaneamente benessere personale e spirito di collettività.
A partire da aprile 2026, il progetto offre un intenso programma di escursioni ed eventi con pari opportunità di partecipazione, compresa quella delle persone con esigenze speciali e disabilità. Un primo evento – workshop internazionale ed escursione inclusiva – ha già avuto luogo, in Piemonte, e altri seguiranno nei Paesi partner, coinvolgendo le comunità locali, i territori e le realtà associative in buone pratiche sempre più allargate, che prenderanno esempio le une dalle altre in un contagio di positività a crescita esponenziale.

La prima escursione del progetto, 8 chilometri di Via Francigena, tra Ivrea e Bollengo, è bastata a capire quante cose è possibile fare sull’ampio tema dell’inclusione, con soluzioni che richiedono impegni molto relativi in termini economici ma ingenti in termini di convinzione e cambiamento di mentalità. E se il buongiorno si vede dal mattino, l’affluenza all’iniziativa – organizzata in collaborazione con Regione Piemonte, Turismo Torino e Provincia, i Comuni di Ivrea e Bollengo, l’Associazione Amici della Via Francigena di Ivrea e l’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti Onlus – ha detto chiaro e tondo che queste attività piacciono: oltre 200 partecipanti, di almeno 6 Paesi diversi: bambini, over 70, ipovedenti, viaggiatori in sedia a rotelle, persone sorde. Ognuno con un diverso modo di camminare, ognuno con il piacere di muoversi all’aperto e in compagnia. Tante lingue diverse, inclusa quella dei segni.

Diversi tratti della Via Francigena, per esempio nel Lazio, in Puglia e, appunto, in Piemonte, sono già stati resi accessibili e il risultato si vede. Il percorso, appena usciti dalla città, immerge subito in una campagna ricca di suggestioni. Un’ottima segnaletica non lascia dubbi sulla direzione da prendere, e in tutti i punti di qualche interesse ci sono cartelli descrittivi che anche le persone non vedenti possono leggere, grazie ai caratteri in Braille. La pendenza, tranne brevi tratti, non è mai impegnativa, la possono affrontare sia sedie a rotelle senza propulsore elettrico sia passeggini per bimbi. Sono, casomai, il fango e le pozzanghere a creare qualche problema; nulla che non si possa superare, basta uno sforzo di braccia in più, direttamente da parte di chi è in carrozzina, o l’aiuto di un compagno che dia una spinta quando serve.
Ma come si rende un sentiero inclusivo? Qui bisogna fare i conti con il significato molto esteso della parola inclusione. Quello cui si pensa immediatamente riguarda le persone con disabilità motoria. In questo caso, la possibilità di fruire di un sentiero si gioca su fattori come il tipo di superficie, la pendenza, la larghezza, la creazione di vie alternative lì dove il sentiero – che non va snaturato – non permette il passaggio alle carrozzine perché troppo stretto, troppo sassoso o troppo ripido. A riguardo, conta anche il tipo di supporto o di mezzo con cui la persona con disabilità si muove (articolo a parte). Inoltre, è fondamentale la presenza, almeno ogni 10 chilometri, di un bagno accessibile. Tutti questi aspetti riguardano anche tante persone senza disabilità: anziani, persone che usano temporaneamente le stampelle, bambini in passeggino.

Se invece a percorrere il sentiero è una persona con disabilità visiva, quello che fa la differenza è la possibilità di fruire autonomamente delle informazioni sul percorso. Cartelli indicatori, segnali e tabelle esplicative in braille, QR code dai quali scaricare indicazioni, tracce sonore sono tutti accorgimenti installabili senza grandi impatti sull’ambiente naturale. E sono fattori di arricchimento per tutti, perché spiegazioni sulle piante, sulla fauna locale, sull’origine di una riserva naturale danno valore aggiunto al piacere e al benessere del movimento. Gli stessi cartelli consentono, alle persone sorde accompagnate da guide che non conoscano la lingua dei segni, di fruire di questo arricchimento. Su 36 chilometri di Via Francigena questi cartelli, pensati per tutti e resi fruibili dalle persone non vedenti grazie al Braille, sono stati installati un po’ ovunque grazie al progetto FrancigenaForAll, che ha creato un valido punto di riferimento.

E se la ruota di una carrozzina si buca (può succedere!). O se c’è bisogno di ricaricare un apparecchio? Sul tratto di Via Francigena Ivrea-Bollengo hanno pensato anche a questo. Un punto sosta gradevolissimo, circondato dal verde e interamente in legno, ben armonizzato con l’ambiente, offre acqua, libri, prese per ricarica elettrica di apparecchi e di bici, riparo dal sole e dalla pioggia, un angolo attrezzato per la riparazione di parti meccaniche. Dotazioni utili a tutti, che fanno della Via Francigena non solo un Cammino inclusivo ma un Cammino più accogliente.
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Vivo a Roma e in Trentino. Giornalista professionista, appassionata di outdoor, scrivo prevalentemente sulle tematiche legate alla montagna, al trekking e ai cammini. Mi piace condividere le meraviglie che incontro, e per questo collaboro all’organizzazione di trekking in posti poco conosciuti, dal Molise all’Australia.
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