La Geologia delle Dolomiti in 21 Tappe a piedi - AttrezzaturaTrekking.it
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Scritto da Daniela De Sanctis

La Geologia delle Dolomiti in 21 Tappe a piedi

Man mano che cresce l’interesse per la montagna, spesso i percorsi assumono caratterizzazioni particolari, in modo da essere facilmente individuabili – e, preferibilmente, scelti – dagli appassionati. Eppure molti ancora non conoscono il Dolomiti World Heritage Geotrail, un eccezionale percorso di trekking che conduce non solo a camminare nelle montagne più belle del mondo ma a capire, notando e imparando a leggere le tracce geologiche, come e perché sono diventate patrimonio dell’Umanità. 

Creato con il preciso intento di ricostruire la storia geologica delle Dolomiti, questo percorso affascinante conduce l’escursionista, passo dopo passo e in modo comprensibile anche ai non addetti ai lavori, a comprendere i motivi essenziali per cui queste montagne appaiono, e sono, così uniche, tanto da ottenere il riconoscimento Unesco proprio per la loro eccezionalità geologica

Una guida indispensabile a conoscere questo mondo e a preparare questa avventura a piedi è quella pubblicata in 4 volumi da Athesia – Tappeiner, che comprende l’intero Geotrail, distribuito in 47 tappe che comprendono tutti i 9 sistemi del Sito dolomitico. Qui ci soffermiamo sul terzo, che descrive il tratto compreso tra le Dolomiti di Sesto e il Monte Pelmo: Dolomites World Heritage Geotrail III, scritto da un team di specialisti coordinato dalla Fondazione Dolomiti Unesco.

Il Percorso

Il Geotrail 3 è costituito da ben 21 tappe, dalle Dolomiti di Sesto al Monte Pelmo, e sono tappe spesso di tutto rispetto, che richiedono esperienza, buone gambe e buon allenamento, non tanto per la lunghezza (dai 10 ai 15 chilometri al giorno) quanto per i dislivelli, che arrivano spesso oltre i 1.000 metri e, più volte, sui 1.500. Ne vale la pena, perché questo trekking si sviluppa attraverso meraviglie naturali e panorami a perdita d’occhio, in un paesaggio quasi sempre lontano da tracce umane. 

E’ stato ideato come un cammino unico, da percorrere una tappa dopo l’altra, appoggiandosi di volta in volta alle strutture ricettive lungo il percorso (per la maggior parte rifugi), ma può essere affrontato anche a porzioni, con singole escursioni di un giorno o di pochi giorni, partendo da punti intermedi come i fondovalle, a volte raggiungibili con i mezzi pubblici. Un’interruzione obbligata è quella tra la quinta e la sesta tappa: l’una, infatti, si conclude a Calalzo di Cadore (dove, tra l’altro, si raccorda un altro tratto del Geotrail, quello che arriva a Longarone attraversando le Dolomiti friulane), ma per raggiungere la zona di partenza della sesta bisogna raggiungere Feltre, tramite treno o autobus.

La prima tappa parte dal Rifugio Fiscalina (Bolzano) per andare verso il bellunese, con 1500 metri in salita e 1000 in discesa, e già attraversa luoghi poco battuti, come il Vallon Propera, che raccolgono tracce degli antichi movimenti glaciali. La seconda, tra le più impegnative, di oltre 15 chilometri con quasi 1400 metri di dislivello in discesa, consente un primo approccio con i fenomeni del carsismo. La terza tappa porta a conoscere quello che un tempo fu il primo mare dolomitico, mentre la quarta racconta la nascita e la scomparsa, in 45 milioni di anni, dell’arcipelago tropicale. E nelle successive si scopre che esisteva il bacino di Belluno, un mare molto profondo tra la piattaforma di Trento e quella friulana. E così via, di sorpresa in sorpresa, fino all’ultima tappa, quella del Monte Pelmo, dove vennero scoperte le prime impronte di dinosauro delle Dolomiti.

Com’è strutturata la Guida

Il volume, di formato tascabile e molto maneggevole, è corredato da 2 carte escursionistiche 1:25.000, una per le prime 5 tappe e una per le tappe dalla 6 alla 21, ed è una vera chicca. Dal punto di vista editoriale, una cura impeccabile che accompagna il lettore/fruitore in un viaggio prima di tutto con la mente offrendo tutte le indicazioni per concretizzarlo e anche una ricca serie di informazioni per introdursi man mano, quasi fotogramma per fotogramma man mano che si esplorano i luoghi, all’affascinante mondo della geologia e della genesi e trasformazione di queste montagne. 

Due sintetici capitoli iniziali sono dedicati alla storia delle Dolomiti e al loro riconoscimento come Patrimonio Mondiale, e introducono brevemente il lettore nel mondo della geologia. Ogni tappa è presentata negli elementi essenziali, con una cartina a doppia pagina, un breve racconto, la descrizione con i dati tecnici e, soprattutto, da uno, due o anche tre geostop, le parti caratterizzanti di questo lavoro. Efficacemente stampati su pagine verdi, che li rendono immediatamente distinguibili, i geostop sono punti di approfondimento in cui il camminatore viene invitato a fermarsi e a osservare ciò che ha intorno, che gli viene spiegato e raccontato (grazie anche a foto o ricostruzioni grafiche) nel suo divenire come è oggi. In una illustrazione e poche righe di didascalia si illustra come la stratificazione a diverse colorazioni delle montagne vicine al notissimo rifugio Fuciade deriva da isole tropicali collegate tra loro. Un’altra racconta un evento recente di erosione, una frana del 2007, per far capire che i mutamenti geologici non sono un’esclusiva del passato ma che la montagna, soprattutto quella dolomitica, è in costante trasformazione. 

Sono momenti di apprendimento efficace perché vissuti sul campo, avendo davanti l’oggetto di osservazione, e che danno a questo trekking una impronta molto marcata, da valorizzare, sul fronte della consapevolezza e della conoscenza. Non manca, va detto, anche l’elemento personale, la pagina di racconto in presa diretta di ogni tappa in cui gli autori, esperti geologi, fanno in prima persona in forma di diario, sottolineando soprattutto le loro preferenze ed emozioni.

Conclusioni

Questo particolarissimo trekking, consigliato in estate e autunno, è un’esperienza entusiasmante che richiede un certo impegno ma premia con una natura unica e una consapevolezza molto più sviluppata del paesaggio che incontriamo camminando. Ci si immerge in luoghi tutti da scoprire poco frequentati e meno noti rispetto ad altri, probabilmente si rinuncia a qualche comodità ma si riesce a capire il motivo delle forme e dei colori così particolari del paesaggio dolomitico e l’antico legame tra questo e l’uomo. Non è possibile, però, affrontarlo senza portarsi questo volume nello zaino, perché si perderebbero molti tesori nascosti che questa guida, invece, aiuta a scoprire, trasformando un percorso a piedi in un’esperienza di conoscenza come poche.

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Daniela De Sanctis
Daniela De Sanctis

Vivo a Roma e in Trentino. Giornalista professionista, appassionata di outdoor, scrivo prevalentemente sulle tematiche legate alla montagna, al trekking e ai cammini. Mi piace condividere le meraviglie che incontro, e per questo collaboro all’organizzazione di trekking in posti poco conosciuti, dal Molise all’Australia.
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