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Distinguere lo Zafferano dal Colchico

Camminando in montagna si incontrano fiori meravigliosi. Spesso in altitudine troviamo piante differenti da quelle che possiamo incontrare nei prati di campagna. Questo perché solo alcune specie botaniche tra i tantissimi fiori di montagna, possono sopravvivere nelle particolari condizioni climatiche delle zone montuose. In questo articolo, vedremo come distinguere lo zafferano dal colchico (velenoso).

Chi fa trekking dovrebbe sapere che bisogna approcciarsi con grande rispetto ai fiori che si trovano lungo il sentiero: molte specie sono protette e non è consentito raccoglierle.

L’attenzione deve essere duplice se pensiamo di poter raccogliere piante commestibili, visto che bisogna essere molto sicuri nell’identificare correttamente la specie, per non incorrere in errori pericolosi, talvolta mortali.

A questo proposito è importante mettere in guardia gli escursionisti dal colchico d’autunno, bellissimo fiore ma decisamente velenoso, che potrebbe essere scambiato per il prezioso fiore dello zafferano ed è invece un “arsenico vegetale”.

Dove troviamo il colchico d’autunno

Prima di capire come distinguere lo zafferano dal colchico, è bene sapere che la famiglia del colchico (Colchicum L.) comprende circa 60 specie di fiori bulbosi, tra cui uno dei più diffusi è il colchico d’autunno (Colchicum autumnale L.). 

Possiamo incontrare il colchico autunnale in tutto il nord Italia e anche sugli Appennini dell’Italia centrale (in particolare in Toscana e in  Emilia Romagna). Si tratta di una pianta da bulbo che vive nei prati e nelle radure soleggiate, privilegiando terreni abbastanza umidi.

La sua ottima resistenza al gelo lo rende un fiore molto adatto alla montagna, dove spunta facilmente approfittando della vegetazione bassa di pascoli e prati montani.

Possiamo incontrarlo fino a oltre 2000 metri di altitudine.

Altre specie di colchico simili al colchico d’autunno, per aspetto e caratteristichem sono il colchico alpino (Colchicum alpinum) e il colchico di bivona (Colchicum bivonae).

Qui sotto, si può vedere una foto del colchico.


distinguere lo zafferano dal colchico

Aspetto e caratteri botanici del colchico autunnale

La pianta di colchico si origina da un bulbo e spunta dal terreno senza un fusto ma direttamente con fiori e foglie.

Il fiore di colchico autunnale si caratterizza per avere 6 petali, o più precisamente in termini botanici tepali, di colore viola chiaro. Al centro troviamo le antere gialle (con il polline), che sono l’apparato riproduttivo maschile e gli stimmi, che fanno parte del gineceo, ovvero la parte femminile  del fiore.

Le foglie di questa pianta montana sono lanceolate, verdi e filiformi.

Arsenico vegetale: il colchico è velenoso

Il primo fattore per distinguere lo zafferano e il colchico: quest’ultimo è velenoso.

Il colchico infatti è una pianta molto velenosa, tanto da essersi guadagnata l’appellativo di “arsenico vegetale”. I suoi fiori contengono un alcaloide tossico chiamato colchichina, che può essere mortale anche in piccola dose per l’essere umano.

Bisogna quindi fare attenzione al colchico

Per capire che si tratta di un’avvertenza molto seria, basti pensare che, in alcuni casi, escursionisti sono morti in seguito ad avvelenamento, avvenuto scambiando i fiori di colchico per zafferano e impiegandoli nella preparazione di pietanze.

Questo negli ultimi anni è successo sulle montagne del Trentino, in zona Folgaria, e sull’Appennino emiliano.

Distinguere lo zafferano dal colchico

La fiortura del colchico, come dicevamo, ricorda quella dello zafferano, infatti è d’uso chiamare il colchico autunnale “zafferano bastardo” o “falso zafferano”.

Per chi conosce un minimo i fiori, non è difficile distinguere lo zafferano vero (crocus sativus) dal colchico d’autunno.

I fiori sono molto simili nei petali, ma completamente differenti guardando stimmi e antere. Il colchico presenta sei stami, lo zafferano tre, gli stimmi di zafferano sono più lunghi e di un rosso acceso.

Inoltre, la fioritura del colchico avviene generalmente prima dell’emissione di foglie, mentre nello zafferano il fiore spunta insieme o, spesso, dopo le foglie filiformi.

Anche se è semplice il riconoscimento del colchico, a dire il vero non dovrebbe neppure servire saper distinguere le specie, visto che lo zafferano è una pianta che non si trova allo stato spontaneo.

Quasi impossibile quindi trovare crocus sativus ai margini di un sentiero o tra i pascoli di montagna. Chi vuole raccogliere zafferano dovrà coltivarlo, cosa fattibile anche in Italia, come spiega Matteo Cereda su coltivarezafferano.it

Dobbiamo quindi tenere conto che se facendo trekking scorgessimo un presunto fiore di zafferano, quasi sicuramente si tratterà di una falsa identificazione.

Evitiamo in ogni caso di raccoglierlo.

Potrebbe essere il colchico velenoso, ma anche altre piante che presentano fioriture similari. In ogni caso non si tratta di specie che hanno interesse alimentare a uso culinario.

Qui sotto, un fiore di zafferano ancora in fase di apertura dei suoi petali.

distinguere lo zafferano dal colchico

Come mai lo zafferano spontaneo non esiste

In chiusura di questo articolo su come distinguere lo zafferano dal colchico, chiariamo alcuni aspetti.

La pianta di zafferano (crocus sativus) è un croco che ha un fiore sterile: non ha quindi la capacità di fruttificare e produrre semi che si possano disseminare nell’ambiente, garantendo la prosecuzione della specie in un contesto naturale, come può essere un prato di montagna.

La sua unica modalità riproduttiva è agamica (senza incroci tra individui) e consiste nella moltiplicazione dei bulbi, che avviene in modo sotterraneo nel terreno ogni anno.

In natura quindi, una pianta di zafferano andrebbe di anno in anno a moltiplicarsi restando nello stesso punto, dove prima o poi una marcescenza o un animale potrebbero porre fine alla sua esistenza. 

A permettere oggi la prosecuzione della specie è il lavoro di chi coltiva zafferano, che periodicamente si occupa di prelevare i bulbi dal terreno per ripiantarli in posti differenti.

Lo zafferano può essere coltivato anche in montagna, fino a 1200 metri di altitudine, ma non possiamo trovarlo spontaneo

Ricordiamoci quindi di non raccogliere mai presunto zafferano durante le nostre passeggiate.

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