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Scritto da Daniela

Guida Trekking: la Via Vandelli, 7 giorni a piedi scavalcando Appennini e Apuane

Cammini e sentieri nascono per tanti motivi: dalla transumanza del bestiame al pellegrinaggio religioso. A volte, ma è più raro, nascono per un disegno politico. C’era una volta, nel 1700, un nobile che sognava di collegare la capitale del suo ducato, Modena, con il mar Tirreno. L’incarico di tracciare e realizzare questo collegamento vene affidato a Domenico Vandelli.

Il frutto del suo lavoro esiste ancora e porta il suo nome. La Via Vandelli, la prima strada di collegamento interregionale dai tempi degli antichi romani, è oggi un itinerario di oltre 170 chilometri che si immerge tra natura e vestigia storiche. Chi vuole percorrerlo fa bene a leggere “Guida alla Via Vandelli”, di Giulio Ferrari, edito da Terre di Mezzo. Un volumetto prezioso per godersi questo itinerario in tutte le sue particolarità.

Come è realizzata la Guida

In poco più di 120 pagine, il volume riesce a condensare un ricco corredo di informazioni di servizio e una ricostruzione di come e perché è nato questo percorso, premessa indispensabile per viverlo a pieno. 

La parte introduttiva è, appunto, dedicata a fornire un quadro d’insieme, con un breve ma affascinante tuffo nel passato e nella difficoltà che hanno portato a progettare e realizzare, in soli 3 anni, una strada lastricata, percorribile da carri e carrozze, che per oltre un quarto si snoda oltre i 1.000 metri di quota e che supera due passi a 1.600 metri. Per riuscire nell’impresa – non facile con i mezzi del Settecento – Domenico Vandelli dovette inventare soluzioni mai viste prima, incluse le isoipse, ovvero le curve di livello che ancora oggi usiamo nelle cartine. Non mancano indicazioni sul passaporto del viandante e sul brevetto della Via Vandelli.

Ne “Il Cammino: istruzioni per l’uso”, come in tutte le Guide della collana, sono proposte informazioni pratiche che riguardano sia il percorso specifico sia le precauzioni generali da seguire quando si intraprende un viaggio a piedi. 

La sezione “Il percorso”, infine, racconta tutto quel che c’è da sapere sul piano operativo: dati altimetrici e chilometrici, strutture ricettive, descrizione dei sentieri, segnalazioni dei punti di interesse storico e artistico. Ogni tappa è corredata da cartina e da una riproduzione grafica del dislivello.

Gli Itinerari e percorsi descritti 

La Via Vandelli ha due diversi punti di partenza. Uno è Modena, la capitale dell’allora Ducato, l’altra è Sassuolo, altra città chiave del dominio estense. Unico è il punto di arrivo: la città di Massa, con il suo prezioso sbocco al mare, decisivo per i commerci dell’epoca. In ogni caso, il percorso si divide in 7 tappe. Le prime due sono differenti, poi l’itinerario si ricongiunge a Pavullo nel Frignano e da lì non ha variazioni.

L’intero percorso supera di poco i 170 chilometri ed è di un certo grado di impegno. Due tappe hanno un dislivello in salita superiore agli 800 metri, una si avvicina ai 1.000 e un’altra, la penultima, ne conta ben 1.400. Anche i dislivelli in discesa (ben 1.900 nell’ultima tappa) sono importanti. Inoltre si attraversano due passi oltre quota 1.600 metri e si valicano le Apuane, dove l’ambiente e la tipologia dei sentieri sono più alpini che appenninici.

Tutte le tappe, tranne la n. 6, partono e si concludono in centri abitati, dove è facile sia trovare alloggio che mangiare e fare rifornimento di acqua, e tutte sono caratterizzate da un grande interesse sia storico che naturalistico. Si attraversa il paesaggio rurale emiliano, si ammirano le meraviglie dell’architettura estense, il crinale dell’appennino tosco-emiliano, le vestigia delle antiche osterie e stazioni di posta della Via all’epoca del suo massimo splendore, le borgate della Garfagnana, le salite e i panorami mozzafiato delle Apuane. 

Tutto questo si deve, oltre che a Vandelli, alla paziente ricostruzione di Giulio Ferrari, che ha dedicato mesi ed energie a riscoprire e percorrere questo tracciato e tre anni di lavoro per proporci un percorso che, pur fedele all’originale settecentesco, ne evitasse i tratti che nel frattempo si sono trasformati in strade trafficate. Il risultato è un viaggio a piedi vario e intrigante che ci porta, dalla pianura padana, ad attraversare le montagne del Frignano e l’antico valico di San Pellegrino per scendere nella Garfagnana, immergersi tra le spettacolari Alpi Apuane, camminando sui tornanti originali, e scendere verso il mar Tirreno.

Conclusioni

E’ un libro per curiosi, per chi ama i percorsi molto vari, per chi vuole trovare, camminando, testimonianze su chi ha abitato il nostro Paese prima di noi ma anche per chi è attratto da particolarità naturali, come i vulcani di fango, che non ci si aspetterebbe di trovare vicino a una città come Modena e che si possono scoprire soltanto a piedi. Le accurate pagine di descrizione di ogni tappa consentono di non perdere nemmeno uno di questi tesori nascosti. Consigliabile in primavera e autunno ma percorribile anche d’estate (facendo attenzione alle prime due tappe, dove il caldo può essere più impegnativo), con punti di partenza e di arrivo facilmente raggiungibili con mezzi pubblici, la Via Vandelli ci aspetta.

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Daniela
Daniela

Vivo a Roma e in Trentino. Giornalista professionista, appassionata di outdoor, scrivo prevalentemente sulle tematiche legate alla montagna, al trekking e ai cammini. Mi piace condividere le meraviglie che incontro, e per questo collaboro all’organizzazione di trekking in posti poco conosciuti, dal Molise all’Australia.
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